
Nome: Isvari Priya
Sono una Jiva splendente come diecimila soli, Eterna, piena di Conoscenza e Felicità che desidera tornare da Krishna.
mircomirco in Abbandonarsi
utente anonimo in Amico blogger sei in...
utente anonimo in Amico blogger sei in...
Isvari in Abbandonarsi
robertomazzuia in Abbandonarsi
Isvari in Abbandonarsi
yasodanandana in Abbandonarsi
Isvari in Abbandonarsi
Isvari in Amico blogger sei in...
Isvari in Colori
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
visitato *loading* volte

yajante sattvika devan
yaksa-raksamsi rajasah
pretan bhuta-ganams canye
yajante tamasa janah
yajante: adorano; sattvikah: coloro che sono soggetti all’influenza della virtù; devan: esseri celesti; yaksa-raksamsi: demoni; rajasah: coloro che sono soggetti all’influenza della passione; pretan: gli spiriti dei morti; bhuta-ganan: fantasmi; ca: e; anye: altri; yajante: adorano; tamasah: nell’influenza dell’ignoranza; janah: la gente.
TRADUZIONE
Gli uomini situati nella virtù adorano gli esseri celesti, quelli soggetti alla passione adorano i demoni e quelli dominati dall’ignoranza adorano i fantasmi e gli spiriti.
In questo caso si parla di religione con sfumature ingenti o totali di interesse materiale, non siamo nella vera trascendentalità.
Si possono fare delle distinzioni morali o comportamentali tra tali religiosi che non sono considerati veri adoratori di Dio, ma in ogni caso non stiamo nella trascendenza nemmeno nelle ipotesi piu' evolute.
In tutte le religioni, quando si vuole ottenere qualcosa che non sia precisamente l'amore disinteressato per Dio, ci si rivolge non a Dio stesso, ma quasi sempre a dei subordinati (santi, dei, beati, angeli ecc..).
Nella bhagavad gita, Krishna che è Dio la persona Suprema, dice che quando qualcuno si innamora di Lui, è molto facile che Lui gli tolga tutto in modo da farlo "attaccare" a Lui ancora piu' fortemente vedendo in Lui l'unica fonte di felicità e di salvezza.
Quindi, anche da questo si può capire quanto la devozione a Dio possa essere "pericolosa" dal punto di vista dell'ottenimento di vantaggi non esclusivamente e disinteressatamente spirituali.
Per cui.. considerando le "macro divisioni comportamentali" della cultura vedica (virtù, passione, ignoranza):
_i virtuosi cercheranno il proprio vantaggio nella religione (che potrà essere la salute, il benessere, la prosperità..) rivolgendosi ai collaboratori subordinati del signore che in alcune culture possono per esempio essere i santi, in altre dei o angeli..
_i passionevoli (avidi, accumulatori, irrequieti) potranno per esempio cercare rifugio nei demoni, sette sataniche (per desiderio di accumulo di potere e moneta) o in generale nel Dio denaro o anche maturando uno smisurato apprezzamento per personaggi umani di grande potere e ricchezza..
_coloro che sono dominati invece dall'ignoranza, si dedicheranno a culti ancor piu' "terra terra", grossolani quali l'adorazione di fantasmi o spettri..
Queste tendenze religiose "materiali" sono presenti nel mondo sia come culti organizzati, sia come atteggiamenti spontanei dei singoli, sia come tendenze all'interno delle religioni "classiche"; per questo motivo Krishna, in uno dei versi conclusivi della Bhagavad Gita, uno di quelli che da il senso a tutta la Scrittura, dice al discepolo e amico Arjuna (cap 18 verso 66):
"Lascia ogni forma di religione e abbandonati a Me. Io ti libererò da tutte le reazioni del peccato, non temere."
che da un certo punto di vista puo' sembrare un controsenso dato che religione vuol dire "ri-costituzione del legame originario fra noi e l'assoluto" (la parola sanscrita dharma... ma anche yoga.. vogliono dire quella cosa li').
Addirittura questo verso e' preso in considerazione da separatisti e "fai da te" come spinta a trascurare l'apporto di scuole e tradizioni, in altri casi alcuni fanatici religiosi vorrebbero vedere in questo il bisogno di una specie di spinta al sincretismo a senso unico in favore dell'induismo.
In realta' Krishna, Dio, vuole dire semplicemente di abbandonare atteggiamenti pseudo-religiosi non interessati direttamente allo sviluppo dell'amore per Lui, ma mescolati al raggiungimento di vantaggi laterali, materiali e per questo temporanei ed inquinanti rispetto al vero scopo della ricerca spirituale.
Addirittura Krishna continuando dice:
"Io ti liberero' e ti proteggero' da tutte le reazioni che dovrai eventualmente subire per aver lasciato da parte l'approccio "sociale", "settario", "materiale", "egoistico", "interessato" della religione.. ""
Post a cura di Yasodanandana Prabhu:)

Il Festival del Ratha-yatra, la sfilata dei carri del Signore Jagannatha, Balarama e Subadra è celebrata ogni anno nel luogo di apparizione del Signore Jagannatha, in India a Jagannatha Puri.
A Jagannatha Puri, il Signore Jagannatha è adorato in uno dei templi più antichi di tutta l’India.
Grazie a Srila Prabhupada questa bellissima festa è arrivata anche a noi in occidente e dal 1967 viene festeggiata in centinaia di città.
Da piu di 20 anni viene fatta anche a Viareggio sul lungomare Manin e Carducci.
Siete tutti invitati quindi sabato pomeriggio a Viareggio alle 17.30.
Questo è il programma della serata.

E questa è l'antica storia dell'apparizione del Signore Jagannatha e del Ratha Yatra; un episodio molto importante nella storia Vedica.
IL DESIDERIO DEL RE INDRADYUMNA
Il re Indradyumna era un grande devoto del Signore, Sri Vishnu ed era molto desideroso di incontrarLo personalmente. Una volta per un piano del Signore arrivò alla corte del re Indradyumna un devoto del Signore, il quale nel corso di una discussione parlò di un’incarnazione di Sri Visnu chiamata Nila-Madhava.
Il re Indradyumna divenne molto ispirato e mandò alcuni brahmana in differenti direzioni per cercare e chiedere a riguardo di Nila-Madhava.
Comunque dopo qualche tempo tornarono tutti alla capitale del regno senza notizie, eccetto uno dei brahmana chiamato Vidyapati.
Dopo essere stato in diversi luoghi, Vidyapati arrivò finalmente in un distretto dove la popolazione non era ariana e veniva chiamata Sabara. Li venne ospitato in casa di una persona che si chiamava Visvavasu.
Quando vi giunse, a casa c’era solo la giovane figlia Lalita. Di li a breve arrivò Visvavasu che chiese a sua figlia di adoperarsi per fare stare a suo agio il brahmana ospite.
Vidyapati rimase a casa di Visvavasu per qualche tempo, e poi, su richiesta del Sabara sposò la sua giovane figlia.
NILA-MADHAVA - UN SEGRETO RIVELATO
Vivendo nella casa del Sabara, Vidyapati notò alcune particolarità nel suo comportamento. Ogni notte il Sabara usciva e ritornava il giorno seguente a mezzogiorno, profumato di varie essenze come la canfora, il muschio e la polpa di sandalo.
Vidyapati chiese lumi a sua moglie che lo informò che suo padre andava in un luogo segreto ad adorare Sri Nila-Madhava.
Udendo ciò, la gioia di Vidyapati non conobbe limiti. In realtà il padre aveva ordinato a Lalita di non fare menzione con nessuno di Nila-Madhava, ma lei ignorando quell’ordine, ne aveva parlato con il marito.
Vidyapati divenne molto desideroso di vedere Nila-Madhava, e un giorno finalmente dopo ripetute richieste di sua figlia il Sabara, Visvavasu bendò Vidyapati e lo portò a vedere Sri Nila-Madhava.
Prima di partire la moglie di Vidyapati di nascosto, pose una manciata di semi di mostarda in un lembo del vestito del marito e così mentre andavano i semi cadendo lasciavano un segno sulla strada. Quando raggiunsero il luogo in cui c’era Sri Nila-Madhava, il Sabara tolse la benda a Vidyapati il quale contemplando la bellezza di Sri Nila-Madhava iniziò a danzare in estasi e ad offrire preghiere.
Qui si nota chiaramente che la Divinità di Sri Nila-Madhava era un’incarnazione del Signore Supremo. Le incarnazioni delle Divinità sono chiamate arca-vigraha.
Il Signore appare nella forma delle Divinità per dare beneficio ai Suoi devoti, in modo speciale per i devoti meno avanzati. Poiché il Signore non può essere visto da nessuno eccetto che dai Suoi puri devoti, Egli appare nella forma della Divinità per accettare l’adorazione.
Sri Krishna dice nella Bhagavad-gita:
man-mana bhava mad-bhakto
mad-yaji mam namaskuru
"Pensa sempre a Me, diventa Mio devoto, adoraMi e offriMi i tuoi omaggi".
Quindi Egli appare nella forma della Divinità per accettare l’adorazione e gli omaggi dei Suoi devoti. Egli si pone nelle mani dei Suoi devoti per ricevere il loro servizio e aiutarli a sviluppare amore per Lui.
Questo è un aspetto della grande misericordia di Krishna e del Suo desiderio di liberare tutte le anime condizionate dalla schiavitù di questo mondo materiale.
Così Vidyapati fu personalmente testimone della misericordia di Sri Nila-Madhava.
LA LIBERAZIONE DEL CORVO
Dopo che Vidyapati aveva offerto le sue preghiere, il Sabara andò a cercare radici e fiori di foresta per l’adorazione. Mentre il Sabara era via, Vidyapati fu testimone di una cosa sbalorditiva.
Un corvo che dormiva su un ramo di un albero sulle sponde di un lago situato nelle vicinanze, cadde nell’acqua e annegò.
Immediatamente prese una forma spirituale Vaikuntha a quattro braccia e tornò nel mondo spirituale. Vedendo ciò il brahmana si arrampicò sull’albero ed era in procinto di lanciarsi nel lago seguendo così l’esempio del corvo liberato.
A questo punto una voce dal cielo gli disse: "O brahmana, poiché hai visto Sri Nila-Madhava, dovresti prima di tutto informare il re Indradyumna".
Così il brahmana scese dall’albero e aspettò il ritorno del suocero.
NILA-MADHAVA SCOMPARE
Il Sabara ritornò di li a poco, portando fiori e radici ed iniziò l’adorazione quotidiana al Signore Nila-Madhava.
Appena iniziò l’adorazione, il Signore gli disse: "Per diversi giorni ho accettato semplici fiori e radici di foresta che Mi hai offerto. Ora desidero il servizio regale del Mio devoto, il re Indradyumna.".
Quando il Sabara udì ciò, pensò: "In questo modo sarò privato del servizio a Sri Nila-Madhava!".
Quindi egli segregò in casa suo genero Vidyapati. Dopo qualche tempo, comunque, per le continue richieste di sua figlia, liberò il brahmana e gli concesse di andarsene. Il brahmana immediatamente tornò dal re Indradyumna e lo informò della sua scoperta. Il re, in grande estasi, andò con un grande seguito a prendere Sri Nila-Madhava.
Dai semi di mostarda che erano caduti lungo la strada, dal vestito di Vidyapati, erano cresciute piccole piantine. Così seguendo queste piantine il re fu in grado di ritrovare la strada che conduceva nel luogo dove si trovava Nila-Madhava.
Quando raggiunse il luogo, comunque, non trovò più la Divinità di Sri Nila-Madhava.
INDRADYUMNA RICEVE LA MISERICORDIA DI NILA-MADHAVA
Non potendo contemplare la bellezza del Signore, il re Indradyumna assediò il villaggio del Sabara Visvavasu e lo arrestò.
Improvvisamente una voce dal cielo disse al re: "Libera questo Sabara! Sulla cima della collina di Nila dovresti costruire un tempio. Li Mi vedrai come Daru-brahman o la Verità Assoluta manifestata in una forma di legno. Non mi vedrai come Nila-Madhava."
UN TEMPIO PER NILA-MADHAVA
Per costruire il tempio, il re Indradyumna pianificò di portare le pietre da un luogo chiamato Baulamala e per questo fece costruire una strada che da questo luogo arrivava alla collina Nila-Kandara.
La dimora santa di Sri-Ksetra, o Puri, è nella forma di una conchiglia, e al centro di quella conchiglia il re stabilì una città che chiamò Rama-Krishna-Pura e costruì il tempio.
Il tempio si estendeva per 60 cubiti sotto la superficie della terra ed era alto 120 cubiti. In cima al tempio il re costruì un kalasha, un pinnacolo rotondo e in cima a questo un cakra, un disco.
Poi fece decorare il tempio con ornamenti dorati. Il re Indradyumna desiderava far consacrare il tempio da Brahma, e quindi si recò a Brahmaloka. In attesa di tornare con Brahma il re Indradyumna restò molto tempo sul pianeta Brahmaloka. Durante tutto questo tempo, il tempio, che era situato vicino al mare, fu coperto dalla sabbia della spiaggia.
Nel tempo in cui il re Indradyumna fu via, prima Suradeva e poi Galamadhava furono i re di quell’area.
Fu Galamadhava che fece rimettere in sesto il tempio, facendo spazzar via tutta la sabbia che aveva quasi seppellito del tutto il tempio.
Poco tempo dopo, che il tempio era stato disseppellito, il re Indradyumna accompagnato da Brahma fece ritorno e sostenne che era stato lui ad erigere il tempio, ma Galamadhava asseriva di essere lui il costruttore.
Su un albero baniano vicino al tempio, viveva un corvo molto vecchio, che cantava costantemente il nome del Signore Rama. Dalla sua dimora sui rami di quell’albero baniano, il corvo aveva assistito alla costruzione del tempio. Quindi egli disse che in realtà il re Indradyumna aveva costruito il tempio e che in sua assenza era stato coperto dalla sabbia.
Disse inoltre che il re Galamadhava aveva poi semplicemente disseppellito il tempio. Poiché il re Galamadhava aveva nascosto la verità, Brahma gli ordinò di risiedere al di la del circondario del tempio, sul lato occidentale del lago chiamato Indradyumna-sarovara.
IL SIGNORE JAGANNATHA MANIFESTA LA SUA FORMA ETERNA
Indradyumna allora pregò Brahma di consacrare il tempio e l’area circostante, conosciuta come Sri-Ksetra, un luogo che può dare la più grande liberazione.
Brahma disse: "Questo Sri-Ksetra è manifestata dalla potenza interna del Signore Supremo, e il Signore Supremo manifesta Se stesso... Perciò non è in mio potere installare la Divinità del Signore qui. Il Signore Jagannatha e la Sua dimora sono situati eternamente nel mondo materiale per la Loro misericordia. Quindi io posso semplicemente porre una bandiera in cima al tempio e concedere una benedizione; chiunque anche da lontano vede questa bandiera e si abbassa offrendo i suoi omaggi, otterrà facilmente la liberazione".
Dopo qualche tempo, il re Indradyumna divenne molto scoraggiato poiché era passato tanto tempo e non aveva ancora visto Sri Nila-Madhava e decise quindi che la sua vita era inutile, quindi si adagiò su un letto di erba kusha e cominciò a digiunare in attesa della morte.
Poco dopo il Signore Jagannatha si manifestò in sogno e gli disse: "Mio caro re, non essere ansioso, verrò galleggiando nel mare nella Mia forma di Daru-brahman nel luogo chiamato Dindimiha."
Con un drappello di soldati il re allora andò nel luogo indicato e sulla spiaggia vide un’enorme pezzo di legno sul quale erano incisi una conchiglia, il disco, la mazza e il fiore di loto.
Sebbene il re avesse fatto venire diversi elefanti e uomini per prendere il daru-brahman, o il brahman di legno, non si riusciva neanche a smuoverlo.
Ma quella notte in sogno il Signore Jagannatha parlò di nuovo al re: "Porta il Mio precedente servitore Visvavasu, che Mi serviva come Nila-Madhava e poni un carro dorato di fronte al Daru-brahman".
Il giorno dopo il re in accordo alle istruzioni ricevute nel sogno, fece venire il Sabara Visvavasu e lo pose a un lato del Daru-brahman e dall’altro lato mise il brahmana Vidyapati. Poi pose un carro dorato davanti al Daru-brahman e iniziò un kirtan cantando i santi nomi del Signore Supremo. Quindi il re afferrò il Daru-brahman e pregò il Signore di salire sul carro.
In questo modo si riuscì facilmente a porre sul carro il Daru-brahman e a portarlo nel luogo stabilito.
Li Brahma iniziò un sacrificio e pose una Divinità del Signore Narasimhadeva in cima alla piattaforma del sacrificio.
E’ detto che il luogo dove è situato il tempio è il luogo dove fu compiuto il sacrificio e che la Divinità di Narasimha situata nel lato occidentale del Mukti-mandapa nel recinto del tempio è quella Divinità originale di Narasimha.
Per scolpire la Divinità del Signore Jagannatha dal Daru-brahman, il re Indradyumna chiamò diversi scultori esperti. Nessuno di essi comunque, fu in grado di toccare il Daru-brahman poiché appena cercavano di iniziare, i loro ceselli si rompevano e cadevano a pezzi.
Alla fine il Signore Supremo Stesso venne travestito da anziano scultore e si presentò come Ananta Maharana. Egli promise che se gli fosse stato concesso di lavorare a porte chiuse per ventuno giorni, la Divinità sarebbe stata scolpita.
Immediatamente furono fatti i preparativi. In accordo alle istruzioni dell’anziano scultore, tutti gli altri artisti erano impegnati nel realizzare i tre carri. Quindi l’anziano scultore portò il Daru-brahman nel tempio e chiuse le porte, dopo che il re aveva promesso allo scultore che lo avrebbe lasciato lavorare da solo e che, non avrebbe mai aperto le porte del tempio prima di ventuno giorni.
Dopo quattordici giorni, comunque, il re non udiva più alcun rumore proveniente dal tempio e così divenne ansioso. Sebbene il suo ministro glielo avesse più volte proibito, il re, su consiglio della sua regina, forzò la porta del tempio con le sue mani e la aprì.
Dentro, il re non trovò più lo scultore, però vide che il Daru-brahman si era manifestato in tre forme, come il Signore Jagannatha, Subadra e Balarama.
Avvicinandosi a queste tre Divinità, vide che le mani e i piedi non erano stati completati. Allora il ministro lo informò che in realtà l’architetto non era altri che il Signore Jagannatha Stesso e che poiché il re aveva rotto la sua promessa aprendo le porte del tempio sette giorni prima dello scadere dei ventuno giorni, il Signore Jagannatha Si era manifestato in quel modo.
LA FORMA DEL SIGNORE DA ADORARE
Allora il re, pensando di essere un grande offensore, decise di togliersi la vita. Così di nuovo si distese su un letto di erba kusha e iniziò a digiunare. Quando ormai era già trascorsa metà nottata, il Signore Jagannatha apparve in sogno al re e disse: "Io sono situato eternamente qui a Nilacala nella forma del Signore Jagannatha come Daru-brahman. Scendo in questo mondo materiale in ventiquattro incarnazioni con la Mia dimora. Non posseggo ne mani ne piedi materiali, ma con i Miei sensi trascendentali accetto tutto ciò che i Miei devoti Mi offrono, e per il beneficio del mondo Mi sposto da un luogo all’altro. Tu hai rotto la promessa che avevi fatto, ma manifestare la forma del Signore Jagannatha fa parte della dolcezza dei Miei divertimenti, che protegge le parole eterne dei Veda. In ogni modo, i devoti i cui occhi sono spalmati con il balsamo dell’amore, Mi vedranno sempre come Syamasundara, con il flauto. Se il tuo desiderio è quello di servirMi nell’opulenza, allora di volta in volta Puoi decorarMi con mani e piedi fatti d’oro o d’argento. Sappi comunque che le Mie membra sono gli ornamenti di tutti gli ornamenti.
I Veda affermano, esplicitamente nella Svetasvatara Upanisad:
apani-pado javano grahita pasyaty acaksuh sa srinoty
acaksuhsa vetti vedyam na ca tysyati vetta tam ahur agryam
purusam mahantam
(3.19)
"Senza piedi e mani, Egli si muove ed accetta. Senza occhi Egli vede, e senza orecchie Egli ascolta. Conosce tutto, ma nessuno conosce Lui. E’ chiamato la Persona Suprema".
Per confutare questa affermazione dei Veda, il Signore Jagannatha manifesta la Sua forma senza braccia ne gambe. Tuttavia, il Signore Jagannatha può accettare cinquantasei tipi di cibo, suddivisi in otto offerte giornaliere, e gira il mondo sul Suo splendido carro.
IL SIGNORE JAGANNATHA SODDISFA IL SUO DEVOTO
Ascoltando le parole che il Signore Jagannatha gli aveva detto in sogno, il re divenne soddisfatto e Gli rivolse questa preghiera: "O mio Signore, concedi a coloro che appariranno nella famiglia dello scultore che ha manifestato la Tua forma era dopo era di partecipare alla costruzione dei tre carri."
Il Signore Jagannatha accennando un lieve sorriso, replicò, "Sarà così!".
Poi il Signore Jagannatha disse al re, "I discendenti di Visvavasu, che Mi ha servito come Nila-Madhava, dovranno servirMi generazione dopo generazione. Essi possono essere chiamati i Miei dayitas. I discendenti brahmana di Vidyapati nati da sua moglie dovrebbero compiere l’adorazione della Divinità per Me. E i suoi discendenti nati da sua moglie Sabari, Lalita dovrebbero cucinare il cibo destinato a Me. Essi saranno conosciuti come suydras".
Poi il re Indradyumna disse al Signore Jagannatha, "Mio Signore ti prego concedimi un favore. Fa che le porte del tuo tempio siano chiuse solo per tre ore al giorno. Per le restanti ore fa che le porte siano aperte, in modo che tutti gli abitanti dell’universo possano vederTi.
Inoltre fa si che ti venga offerto continuamente del cibo, in modo che le tue dita di loto non possano mai seccarsi."
Il Signore Jagannatha replicò, "Tathastu, così sia. E per te, quale benedizione desideri?" Il re rispose: "Affinché nessuno in futuro reclami come sua proprietà il tuo tempio, desidero non avere discendenti. Ti prego concedimi questa benedizione". Il Signore Jagannatha disse: "Tathastu, così sia".
Così il misericordioso Signore Jagannatha, Subadra e Balarama apparvero in questo mondo per dare beneficio a tutti gli esseri viventi. Qual è il beneficio che essi concedono? E’ affermato nel Narada Purana:
pratimam tatra tam dristva svayam devena nirmitam
anayasena vai yanti bhavanam me tato narch (U.Kh. 52.12)
Il Signore Supremo Narayana disse a Lakshmi-devi: "In quella grande dimora conosciuta come Purusottama-ksetra, che è raramente ottenuta in tutti i tre mondi, si trova la Divinità di Kesava, che era abbellita dal Signore Supremo Stesso.
Se qualcuno semplicemente vede quella Divinità, sarà in grado facilmente di ritornare alla Mia dimora".
In questo modo il Signore Jagannatha sta liberando l’universo intero, specialmente quando Egli viaggia sul suo carro davanti agli occhi di tutti.

Quindi, noi offriamo i nostri rispettosi omaggi al Signore Jagannatha, Baladeva e Subadra e al loro caro servitore Srila A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, per la cui misericordia milioni di persone in tutto il mondo stanno ottenendo beneficio eterno, partecipando al festival annuale del Ratha-Yatra.
Cantiamo i Santi Nomi di Krishna e tiriamo il carro, otterremo così la misericordia illimitata del Signore Jagannatha

Il Maha Mantra Hare Krishna è il Siddhanta, la conclusione utima, "il nocciolo" di tutta la letteratura Vedica e lo scopo di tutte le pratiche regolatrici.
Il Maha Mantra (alla lettera grande=maha, mantra) è il metodo di purificazione per questa era di Kali, l'ultima era di un ciclo di quattro, la più degradata, caratterizzata dalla discordia e dall'ipocrisia.
Il Signore Caitanya, Krishna stesso nella Sua forma più misericordiosa è venuto 500 anni fà appositamente per raccomandare questo metodo.
Metodo che poi troviamo in quasi tutte le Scritture: la glorificazione di Dio.
Il Maha Mantra possiede non solo il potere di liberare l'essere condizionato dalle sue tendenze materiali ma anche di risvegliare in lui, l'amore per Dio; è quindi il mezzo e il fine ultimo allo stesso tempo.
Krishna ha potenziato questo mantra (mana=mente e tra=liberatore, liberatore della mente) impregnandoLo della Sua stessa energia, in poche parole è Lui stesso.
Concetto non facile questo da capire in questo mondo materiale, dove se io pronuncio la parola acqua, questo non basterà a placare la mia sete.
Nel mondo spirituale invece la parola acqua non è differente dall'acqua.
Così il nome di Krishna, essendo assoluto e trascendentale, non è differente da Krishna stesso, così quando io pronuncio il Suo nome, Krishna stesso è lì accanto a me che danza sulla mia lingua.
Quale migliore associazione per purificare il nostro cuore e noi stessi (l'anima) da milioni di milioni di vite perse nell'oblio?
I Veda dicono che anche pronunciare una sola volta, anche per scherzo, il nome Krishna, questo libererà da milioni di peccati; quindi quale miglior metodo che il Canto dei Santi Nomi di Dio per liberarsi da tutte le schiavitù?.....
Il Maha Mantra non è un imposizione artificiale della mente ma un metodo naturale e costituzionale per la Jiva (l'anima, noi).
Il Maha Mantra può essere recitato a bassa voce (Japa) come si recita un Ave Maria per intenderci o cantato (Bajan) da soli o in congregazione con strumenti (Kirtan) tradizionali indiani o con strumenti occidentali (se vuoi anche la chitarra elettrica, la batteria....).
E' un metodo scientifico di realizzazione spirituale che riporta l'anima (noi) a ricordare la nostra vera posizione costituzionale eterna; quella di servitori, di figli, di amici, di amanti di Dio, Krishna, la Persona Suprema.
E' un metodo estremamente piacevole, bello, allegro e multiforme.
Prabhupada diceva:
"Non costa niente, aggiungeteLo alla vostra vita, sia che siate Cristiani, Mussulmani, Buddhisti o Indù e fate della vostra vita la perfezione dell'esistenza".
Io non posso che consigliarvi di inserire nelle vostre vite questo meraviglioso mantra, questo sublime metodo di realizzazione spirituale, questa pura vibrazione trascendentale che arriva direttamente dal mondo spirituale.
Io l'ho fatto da 22 anni e da allora non ricordo di avere mai avuto nient'altro di piu prezioso ed essenziale da dare e da tenere.
Chant Hare krishna and be happy!!!!
HARE KRISHNA HARE KRISHNA
KRISHNA KRISHNA HARE HARE
HARE RAMA HARE RAMA
RAMA RAMA HARE HARE

L'azzurro e il verde
sono due colori
quanto mai difficili da abbinare
Eppure dovunque
Dio accosta con gusto
cieli azzurri e prati verdi...

Ognuno di noi e' un'anima spirituale eterna immortale parte di Dio.
Viviamo originariamente nel mondo di Dio in condizione di perfezione (Sat=eternità, Cit=perfetta conoscenza, Ananda=felicità infinita); questa condizione di perfezione comprende l'amore per Dio.
L'amore e' fatto di libertà.. quindi noi siamo pienamente coscienti della perfezione del mondo divino, siamo perfettamente liberi in questo mondo di agire in tutti i sensi e modalità, però è paradossalmente possibile che qualcuno ritenga di poter concepire un'esistenza senza Dio, fuori da Dio e lontano da Lui.
La nostra perfezione non e' una nostra energia, ma e' un'energia di origine divina, quindi, espresso il desiderio "insano" di "indipendenza da Dio" bisogna che sia Dio a velare la nostra perfezione per fare in modo che noi si possa vivere incoscienti di Dio e del suo mondo, quindi Dio, per permetterci MISERICORDIOSAMENTE di dimenticare Lui e il suo mondo, crea un mondo opposto al mondo divino dove:
-eternita' diventa successione virtualmente eterna di nascita, declino-dolore, morte, nascita, declino-dolore, morte ecc.
-conoscenza diventa ignoranza
-felicità diventa dolore.
Non è possibile morire realmente dato che una particella di Dio è comunque, in un certo qual modo Dio, quindi per ottenere l'illusione della mancanza di eternità si ottengono corpi di carne corruttibile che si muovono in un mondo corruttibile in un universo corrittubile che, ciclicamente si ricrea..
..tutto questo all'infinito dato che sara' sempre aperta la possibilità ad alcuni pazzi, quali siamo noi adesso, di fare tale macabro esperimento.
Quindi non esiste un'uscita collettiva dal paradiso , ma la scelta di cadere è effettuata solo da alcuni (noi quindi siamo una minoranza, la "gente" rimane quasi tutta nel mondo di Dio) e si verifica in qualsiasi tempo.
L'azione e' originaria del mondo di Dio, in tale sede l'azione serve ad accrescere il piacere delle relazioni fra Dio e i suoi devoti, quindi ogni attivita' divina porta alla reazione di produrre amore in quantita' infinita ed inesauribile, per cui, quando Dio "fabbrica" il mondo "opposto", ovvero quello dove i "ribelli" vanno a sperimentare l'assenza della divinità, allora crea il karma, ovvero la legge di AZIONE-REAZIONE rispetto alla quale ogni azione provoca una reazione della stessa esatta intensità e natura; il tutto allo scopo di creare il contrario dell'eternita' di amore... ovvero l'eternita' di dolore... il tutto per soddisfarci pienamente nella nostra volonta' di allontanamento che da soli NON POTREMMO ATTUARE (noi siamo come quelli che per scappare di casa sono andati in un'altro appartamento di proprieta' di mamma).
Quindi se nel mondo spirituale si agisce per amore come "karma attivo" e si ottiene amore come "karma reattivo".. in questo mondo non e' possibile fare altro se non agire per provocare dolore e per ottenere quindi dolore come reazione.
Io uccido e verrò ucciso, rubo e sarò derubato, sfrutterò e verrò sfruttato... ogni azione comporta una reazione e questa reazione costituisce una nuova azione (dato che l'accettazione del nostro destino è sempre attiva) che ci costringe a subire altre reazioni in un'eterna altalena.
Anche le buone azioni sono schiavizzanti... io dò un pezzo di pane e riceverò di nuovo un pezzo di pane quando ne avrò bisogno e mentre ricevo questo pezzo di pane faccio altre attivita', per esempio dividere il pane con altri, e quindi mi legherò alla futura reazione di dover ricevere di nuovo del pane...
..il tutto virtualmente all'infinito, con la terribile prospettiva di accettare altri corpi, altre vite e quindi dover ripetutamente nascere, soffrire, morire.
La reincarnazione quindi non e' mai un paradiso, la reincarnazione-karma è un inferno per tutti, anche per coloro che nel "breve periodo" ottengono "premi" invece di "condanne".
Il karma-reincarnazione non serve ad insegnare e nemmeno a liberare, semplicemente serve a rimanere inchiodati nell'eternità di questo mondo esattamente come abbiamo desiderato al momento di cadere.
Volevamo l'assenza eterna di Dio?
Bene.. abbiamo ottenuto l'assenza (apparente) di Dio.
Dio e' liberta' eterna, noi abbiamo ottenuto la schiavitu' eterna in una forma che non sembra eterna ma che sembra che muoia con la morte del corpo.
Però c'è un però:
noi siamo liberi, la nostra libertà è regalata e garantita da Dio...
Dio, come datore di libertà dà eternamente la possibilità a chi Lo ha lasciato..
Quindi Dio viene ripetutamente, di persona o attraverso un Suo rappresentante ad offrire vie di salvezza.. strade di spiritualita' e questo e' il libero arbitrio che ci viene sempre garantito.
A quel punto, accettando Dio come nostro salvatore, la catena comincia gradualmente e inesorabilmente a sciogliersi senza alcun ritorno indietro.. perchè?
perchè non è possibile perdere le acquisizioni spirituali, dato che lo spirituale è eterno, quindi, chi non completa il ritorno nella vita nella quale ha fatto il proposito di ricongiungersi a Dio, lo completera' in una o piu' vite successive.
A quel punto e solo a quel punto, il karma diventa un'insegnamento, a quel punto, decidendo di servire Dio e intraprendendo questo servizio, ogni nostra azione precedentemente frutto di impantanamento ulteriore nel fango della materia, diventa strumento di libertà da essa.
Prima KARMA......... effetto incatenante del susseguirsi di azione verso gli altri e reazione uguale nei nostri confronti e poi KARMA YOGA......... (yoga=unione con Dio, legame con Dio) effetto liberante del compiere azioni in pura coscienza divina.
Quindi si viene in questo mondo come regalo di libertà, si rimane in questo mondo fino a che non si accetta l'aiuto di Dio per esercitare la stessa liberta' nel modo "positivo" e liberatorio, e quando si accetta il percorso diventa solo evolutivo e noi agiamo solo sulla rapidita' di risalita.
Post a cura di Yasodanandana Prabhu
Non credo a quello che mi dicono
quando mi dicono quello a cui non credo.

Credere o provare?........
Bastano i nostri sensi imperfetti per provare?......
Nasti vidya-samam caksur
nasti satya-samam tapah
nasti raga-samam duhkam
nasti tyaga-samam suhkam

Non c'è occhio che sia uguale alla Conoscenza,
così come non c'è austerità che valga la veridicità.
Non esiste sofferenza peggiore dell'attaccamento,
e non esiste gioia più grande del distacco.
Canakia Pandita

"Esiste un albero baniano, le cui radici si dirigono verso l'alto e i rami verso il basso, le sue foglie sono l'Inni Vedici.
Chi lo conosce conosce i Veda."
(Bhagavad-Gita Cap 15)
Krishna paragona l'esistenza in questa dimensione materiale a un albero baniano.
Non so se conoscete l'albero baniano, è un albero che si trova nei paesi orientali, è bellissimo ed ha una caratteristica unica; i rami scendono in basso fino a toccare terra dove tornano a essere radici e a far crescere un altro tronco i quali rami di nuovo scenderanno in basso e diventeranno radici e così via.
Quando questi alberi sono molto grandi e vecchi è praticamente impossibile individuare il ceppo originale dal quale l'albero è scaturito.
Praticamente guardando questo albero non si capisce dove finiscono le sue radici e dove iniziano le sue fronde, proprio come in un riflesso è difficile distinguere l'inizio dalla fine.
Immaginate un albero in riva a un lago calmo, sembra che le radici dell'albero "vero" affondino nelle radici dell'albero riflesso e che da esse si sviluppi, in direzione opposta, un altro albero uguale; in realtà è solo il suo riflesso.
Così questo mondo materiale è paragonato a un riflesso della vera figura originale.
Questa creazione materiale infatti è solo un riflesso della creazione spirituale.
In questo va identificata; solo un riflesso.
E questo riflesso va usato in funzione del piacere che si riscopre nel venire a Conoscenza dell'originale oggetto che genera il riflesso, cioè il mondo spirituale. 
Bisogna poi abbattere questo albero, in ultima analisi, cessando l'irroramento di acqua, cioè il contatto con i tre guna (virtù, passione ed ignoranza) e l'esposizione alla luce (desiderio di godere indipendentemente da Dio).
Praticamente, il distacco dai frutti dell'azione e la Conoscenza del Supremo sono la chiave che ci permette di identificare l'apparentemente indefinito albero baniano e successivamente di sradicarlo!